L’Europa accelera verso l’introduzione di limiti più severi all’accesso dei minori ai social media. Dopo il precedente dell’Australia, primo Paese ad aver vietato le piattaforme agli under 16, diversi governi europei stanno valutando soglie anagrafiche, sistemi più stringenti di verifica dell’età e nuove responsabilità per i colossi digitali. Francia, Spagna e Portogallo hanno già avviato o approvato iniziative legislative, mentre Danimarca, Germania, Austria, Grecia e Regno Unito discutono misure analoghe. A marzo 2026, l’UNICEF ha riferito che quasi 40 Paesi a livello globale stanno discutendo, proponendo, adottando o implementando restrizioni basate sull’età
La moltiplicazione delle proposte nazionali sta però facendo emergere un nuovo problema: il rischio di costruire regole diverse da Paese a Paese, difficili da applicare e facilmente aggirabili. Le regole nazionali, infatti, variano in termini di età minima proposta, terminologia utilizzata e portata delle restrizioni imposte. Diversi Stati membri e il Parlamento europeo hanno chiesto di esplorare un approccio comune a livello europeo, inclusa l’introduzione di un’età minima valida per tutta l’UE per l’accesso ai social media, o di una più ampia età della maggiorità digitale.
Meloni: apertura al divieto, ma non basta
Nel dibattito è intervenuta anche il presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che al G7 di Evian ha aperto alla possibilità di vietare i social media ai minori di 16 anni, senza però considerare il divieto una soluzione sufficiente. “Non sono contraria a un divieto dell’uso dei social per i minori di 16 anni, ma non sono neanche convinta che questa proposta, da sola, sia risolutiva del problema, poiché questo divieto si aggira facilmente” ha affermato il 17 giugno 2026.
Il presidente del Consiglio italiano ha aggiunto che con un simile divieto si rischia di trasferire il problema sulle famiglie. “Non dobbiamo e non possiamo prescindere dal coinvolgimento delle piattaforme, la questione va messa in campo a loro che si devono assumere la responsabilità. Questo ci consente di avere un divieto efficace” ha concluso.
Pur ribadendo di non essere contraria a un divieto dei social media per gli under 16 in Italia, la premier ha dichiarato che non intende, col suo governo, presentare un decreto o un disegno di legge governativo, almeno per ora. Ha spiegato che i parlamentari se ne stanno occupando e che lascerà che siano loro a guidare la discussione.
Secondo Politico, ad oggi diversi partiti italiani hanno presentato proposte di legge per introdurre il divieto dei social, ma finora nessuna di queste è stata adottata. Meloni, quindi, ha sottolineato l’importanza cruciale della responsabilità delle piattaforme: se esse non si assumono la responsabilità si rischia che il bando venga aggirato facilmente e che il peso venga trasferito sulle spalle delle famiglie. In Australia le autorità hanno ammesso che circa sette ragazzi su dieci continuano ad accedere comunque ai social. Il problema, in questi casi, è “l’atteggiamento poco o nulla collaborativo delle piattaforme”, verificare l’età degli utenti è difficile senza la collaborazione dei Big Tech. “In mancanza dei monitoraggi sulle nascite, qualunque divieto è inapplicabile”.
La premier, pur non escludendo dunque l’introduzione di un divieto, ritiene che esso debba avvenire in collaborazione con le piattaforme e che l’Europa debba agire unitamente per far fronte alla problematica. Ad aprile 2026, infatti, Meloni ha partecipato ad una videoconferenza, promossa dal presidente francese Emmanuel Macron, sulle possibili iniziative nazionali ed europee per rafforzare la sicurezza dello spazio digitale per i minori. In questo contesto, oltre a sottolineare come il tema sia seguito con grande attenzione in Italia, il presidente ha confermato la piena disponibilità del Governo italiano a lavorare alla costruzione, anche a livello europeo, di un approccio integrato al tema che non si limiti alla sola verifica dell’età.
Cosa sta facendo Bruxelles
Di fronte all’azione portate avanti dai singoli Paesi membri, l’UE ha istituito un gruppo speciale di esperti per contribuire a sviluppare un approccio europeo solido e concreto per proteggere i bambini online. Il Panel riunisce esperti da tutta l’Unione Europea, tra cui professionisti della salute, delle neuroscienze, della psicologia, dell’informatica, dei diritti dei minori e dell’alfabetizzazione digitale.
“Per decenni abbiamo reso il mondo reale più sicuro per i bambini e dobbiamo fare lo stesso nel mondo digitale. Le opportunità positive offerte dalla tecnologia non possono avvenire a scapito della loro sicurezza, salute o felicità” ha affermato la presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen.
Dopo una prima riunione a marzo 2026, una seconda ad aprile e una terza il 16 giugno, le raccomandazioni degli esperti saranno presentate dai copresidenti del gruppo speciale Maria Melchior e Jörg M. Fegert a von der Leyen il 13 luglio 2026. La Commissione le esaminerà e deciderà i passi successivi.
La protezione dei minori online e il sostegno alla salute mentale sono priorità assolute della Commissione. A tale riguardo, l’UE dispone di un quadro normativo molto ambizioso. Al momento non esiste ancora una proposta legislativa europea per vietare i social agli under 16. Tuttavia, a luglio 2025, la Commissione ha messo a disposizione un piano per una soluzione di verifica dell’età, entrata in funzione ad aprile 2026 e per la quale l’Unione Europea ha adottato una raccomandazione che stabilisce le azioni che gli Stati membri devono intraprendere per introdurre la verifica dell’età entro la fine del 2026.
Fondamentale è inoltre il Digital Service Act (DSA), la legge sui servizi digitali che introduce norme per i servizi online utilizzati dai cittadini europei ogni giorno. Il DSA impone alle piattaforme accessibili ai minori di mantenere un elevato livello di privacy, sicurezza e protezione e vieta la pubblicità mirata ai minori sulle piattaforme online. Inoltre, la Commissione ha avviato indagini per garantire che le grandi piattaforme soddisfino i requisiti per la protezione dei minori.
Entro la fine del 2026, la Commissione prevede di presentare il Digital Fairness Act (DFA), pensato per colmare i vuoti lasciati dalle normative già in vigore. Il DFA mira ad affrontare diversi problemi che i consumatori incontrano online, come le pratiche ingannevoli (dark patterns), il marketing tramite influencer sui social media, la progettazione di prodotti digitali che creano dipendenza e le pratiche di personalizzazione scorrette, soprattutto quando le vulnerabilità dei consumatori vengono sfruttate a fini commerciali.
La linea del Parlamento Europeo e i dati allarmanti
I pericoli per i minori legati ai social network sono stati al centro in questi del lavoro del Parlamento europeo che proprio per dare una spinta alla Commissione sul tema lo scorso novembre 2025 hanno approvato una risoluzione che chiede una soglia comune di 16 anni e il divieto delle pratiche che creano maggiore dipendenza, esprimendo profonda preoccupazione per i rischi per la salute fisica e mentale dei minori online. Il Parlamento ha proposto un’età minima armonizzata a livello UE consentendo però l’accesso ai ragazzi dai 13 ai 16 anni con il consenso dei genitori. I dati sono allarmanti: secondo una ricerca, il 97% dei giovani si connette a internet ogni giorno e il 78% dei ragazzi tra i 13 e i 17 anni controlla i propri dispositivi almeno ogni ora.
Inoltre, un minore su quattro mostra un utilizzo “problematico” o “disfunzionale” dello smartphone, modelli comportamentali che rispecchiano la dipendenza. Analizzando un sondaggio dell’Eurobarometro del 16 giugno 2026, Focus Europe riporta che esso fotografa un’adolescenza “sempre più connessa e sempre più fragile”. Gli adolescenti europei tra i 13 e i 18 anni trascorrono in media 4,5 ore al giorno davanti agli schermi nei giorni di scuola, cifra che sale a 6,1 ore nel fine settimana. E il 14% di loro supera addirittura le dieci ore giornaliere il sabato e la domenica. Coloro che hanno iniziato a utilizzare i social media prima dei 10 anni dichiarano di trascorrere 7,5 ore al giorno davanti allo schermo durante il fine settimana, rispetto alle 5,7 ore di chi ha iniziato dopo i 14 anni. Inoltre, quasi un adolescente su tre afferma esplicitamente di sentirsi stressato, triste o socialmente escluso a causa dei social media.
Tutto ciò si connette strettamente ai dati riportati da Euronews sull’aumento delle cause che proliferano in Europa contro i colossi dei social. “Azioni civili intentate da famiglie in Francia e in Italia sostengono che gli algoritmi delle piattaforme contribuiscano a casi di suicidio e di autolesionismo”.
Articolo di Maria Vittoria Braschi.

